Sono su una nave diretta verso un ospedale remoto su un isolotto a trovare i miei genitori ricoverati per una banale influenza. Non è la prima volta che raggiungo quel luogo e, appena attraccato, mi dirigo subito verso il reparto.
Qualcosa però non torna, un silenzio inquietante avvolge l’intera struttura. Non c’è illuminazione in nessun corridoio e le stanze sono tutte chiuse a chiave, l’ospedale sembra abbandonato. Ogni cosa, però, è al suo posto e ben ordinata. Tutto questo rende il posto molto spaventoso. Io ed i miei compagni di viaggio, circa una ventina, cominciamo a girare curiosi per i corridoi sempre più bui tentando di aprire ogni porta senza riuscirci.
Arriviamo nell’androne principale e noto due persone in pigiama sedute sulla banchina del molo. Mi allontano dal gruppo e vado in cerca di informazioni. Uno dei due sta colpendo l’aria con un martello e l’altro sta utilizzando un bisturi per intagliare l’asfalto.
“Ehm salve”, accenno timidamente “scusate, sapete dirmi cosa è accaduto?“. Nessuna risposta. “Sapete, io e gli altri ci stiamo preoccupando, come mai è tutto buio? Dove sono gli altri?”. I due continuano ad ignorarmi.
Non ricevendo risposta mi congedo per tornare al gruppo quando, il tizio con il bisturi dice con tono assente: “Li hanno presi tutti”. In un balzo si alza e si scaglia contro di me pronto a ferirmi. Riesco a schivarlo e da sovrastarlo “Credimi, è meglio morire!” mi urla mentre lottiamo. Riesco a spingerlo in acqua ed a salvarmi.
La mia attenzione ora si sposta sul tizio con il martello che, continuando a dare colpi in aria, si rivolge a me dicendo: “Sai, li ha condizionati tutti, sono privi di volontà, sono schiavi e li ha portati in un posto lontano”. “Chi.. cosa..come” gli dico io. “Privi di volontà.. scappa, scappa” continua lui ignorandomi.
Corro subito dai miei compagni di viaggio e li trovo intenti ad ascoltare immobili, con occhi vitrei, un’infermiera rinchiusa in un gabiotto.
“Siete sotto il nostro dominio” sta dicendo lei “nell’aria che avete respirato fino ad ora è stato rilasciato un potente agente condizionante, ora andate nella stanza in fondo, sedetevi e terminate il processo”.
Mi sento anch’io come narcotizzato e seguo passo passo le indicazioni dell’infermiera assieme al gruppo. Pur mantenendo una minima lucidità non riesco a non eseguire gli ordini appena impartiti. Nella stanza indicataci ci sono poltrone con elettrodi per il cervello con piccoli monitor da osservare, c’è anche un grande pannello di controllo ed un videoproiettore. Sento che non posso ribellarmi e devo assolutamente eseguire gli ordini. Prima di sedermi però quel minimo di lucidità che c’è in me mi permette di girare intorno al pannello di controllo e staccare alcuni jack collegati e di rompere qualche filo.
Una luce rossa si accede ed un rumore assordante invade la stanza. Sul video appare una donna in camice che con aria severa urla: “Hai rotto la mia macchina! Ora verrò li a prendervi tutti e ve la farò pagare!”. Sento che l’effetto del condizionamento sta per finire e, assieme a me anche i miei compagni si risvegliano.
Dalla finestra notiamo una barca che si sta avvicinando con a bordo la donna apparsa poco prima con in mano una motosega. Riusciamo però a fuggire ed a prendere possesso della nave.
27/09/2009
Sto camminando tranquillo in una spaziosa via di Roma piena di gente quando, improvvisamente, dalla folla esce un mostro che in un attimo mi prende la spina dorsale. Non sento dolore, anzi, quasi non me ne accorgo, però trovo molta difficoltà nel camminare.
Sono allo stadio Olimpico ad assistere ad una sorta di concertone del primo maggio. Sono solo e, non conoscendo nessuno, mi metto seduto in disparte aspettando l’inizio dell’evento. D’un tratto noto in mezzo alla folla un volto familiare, è
Sono in aperta campagna e sto raggiungendo casa mia dopo una serata di bagordi, davanti a me una strada dritta con dei fossi ai lati (ANSIA). Sopraggiunge un camion dalla corsia opposta che mi taglia la strada e, ovviamente, per evitarlo cado nel fosso di destra rompendo così definitivamente la mia auto. Non me ne curo però più di tanto e torno a casa a piedi.
Dopo una nottata passata la lavoro a fare dei test torno finalmente a casa e cosa sogno? Di fare test su test ovvio. Sempre più treni da controllare, prove di stampa, operazioni di secondo contatto.. e ne fosse riuscito uno (solo nel sogno.. fortunatamente).
Ho appena preso lo stipendio e sono alla GS sotto casa dei miei a fare un po’ di spesa. Mi dirigo verso la cassa e pago con il bancomat.
Incrocio Laura al lavoro e mi dice:
Sto parcheggiando molto lontano dal mio nuovo posto di lavoro all’EUR nella Polisportiva dove faceva la barista mia madre quando ero un bambino. E’ sabato mattina e sono dovuto correre al lavoro poichè nel pomeriggio dovrà essere rilasciato un importante Kit di aggiornamento.



